In un vecchio film degli anni Sessanta, Marcello Mastroianni accompagna una Jeanne Moreau irrequieta e malinconica in un elegante locale della Milano del boom economico. I due parlano della loro monotonia di coppia borghese e si scoprono sempre meno innamorati, ma prima di fuggire ad una festa nel Brianzolo, prima che Mastroianni innamori una giovanissima Monica Vitti, avviene qualcosa di straordinario.

Nel ristorante si esibisce in una donna giunonica dalla pelle nera, si contorce, si getta mollemente nell’aria e conduce l’Italia provinciale verso la contemporaneità.

Tutto ciò, forse diranno i più, è andato perduto per sempre, appartiene definitivamente ad un’altra era e a noi non resta che una dolcissima poetica della malinconia. Probabilmente è vero. Quelle atmosfere però sopravvivono e vibrano ancora nel nostro tempo.

Un esempio? Botania, l’elegante ristorante madrileno che coniuga eleganza, esotismo e una delle esperienze più intriganti del nostro tempo: la biofilia.

© Fernando Alda

L’eleganza piove dal tetto

Situato nel centro di Madrid, nei pressi di Piazza di Spagna, al pianterreno di un raffinatissimo hotel a cinque stelle, Botania è senza dubbio uno dei progetti architettonici e culinari più interessanti della capitale spagnola. Nulla è lasciato al caso e la cura del dettaglio, secondo uno dei dettami della contemporaneità, è quasi trasformata in religione.

Viene creato un dialogo continuo e quasi martellante tra qualsiasi aspetto. Il colore delle tappezzerie, i tetti da cui piovono piante tropicali che ci trasportano nei Caraibi o nel Sud America e i piatti scelti per essere inseriti nel menù sembrano scambiarsi continuamente curiosità tra di loro, e ci invitano a entrare in questo capannello di sapori e colori. L’impatto è davvero affascinante e senza dubbio il merito è anche del lavoro dello studio di interior design Proyecto Singular.

Questo team di architetti ed ingegneri ha da subito pensato di poter creare uno spazio che potesse declinare la biofilia all’interno di un gusto, quello spagnolo, che spesso rimane conquistato dalla magnificenza dell’antico e dall’enigmaticità dell’esotico. Si pensò quindi di riprendere le linee degli anni ’60/’70, che facevano della sobrietà della curva un marchio distintivo, e sempre dalla stessa epoca si decise di riprendere lo stile della tappezzeria e la gamma dei colori. Si entra perciò subito in un ambiente dove dominano colori caldi e l’atmosfera appare come rarefatta, così diversa dalla pastellosità, scuola Wes Anderson, che domina i nostri giorni. Sembra quasi d’entrare in un ricordo.

Sul tetto poi si affaccia l’esotico e la foresta si appropria dello spazio umano. Lo cerca e dall’alto scende per sfiorare i volti dei clienti, i quali così possono rilassarsi e godere di una sana riconciliazione con il verde e con una cultura altra, quella Masai, che si fa spazio attraverso i due scudi di legno posti al centro del groviglio di piante posizionate sopra i tavoli. Dal basso poi, dal pavimento, la tensione si muove sempre verso l’alto. Questa volta però il compito è affidato alla classicità dei marmi, dei velluti rossi e dei legni, i quali, proprio come fossero uomini, sembrano smaniare per incontrarsi con la natura selvaggia che li sovrasta.

© Fernando Alda

Botania e il Grupo Larrumba

L’amore per il dettaglio, la ricerca d’un continuo miglioramento dei prodotti e la cura per l’esperienza complessiva del cliente sono tre punti che contraddistinguono il progetto dietro Botania, ma bisogna aggiungere ad essi anche un altro: la valorizzazione della cooperazione imprenditoriale.

Botania infatti fa parte di un gruppo di progetti imprenditoriali differenti, riuniti sotto al nome di Grupo Larrumba, che ha come obiettivo quello di far collaborare queste iniziative per cercare di garantire appoggio reciproco, ma anche per favorire un processo di scambio di idee che possa implementare le capacità di crescita di ciascuna esperienza lavorativa. A guidarli sembra essere la fuerza de la ilusión, che, a scanso di equivoci e romanticherie, possiamo tradurre con forza dell’entusiasmo.

Questa realtà ci offre perciò l’ennesima conferma di come i nostri tempi sembrino sempre di più quelli in cui biophilic design, collaborazione (coworking) ed entusiasmo non possano far altro che fungere da linee guida per un futuro brillante e stimolante.