31 gennaio 1890. Una nuova vita illumina momentaneamente quella di Vincent Van Gogh: nasce il figlio del suo amato fratello Theo e della moglie Johanna Bonger; il bambino viene chiamato come lo zio, Vincent Willem, a riprova del grande affetto che legava i due fratelli; Theo rappresentava per Vincent un punto di riferimento, una certezza, tanto che a maggio dello stesso anno il pittore si trasferirà da lui a Parigi, quando ormai il soggiorno a Saint-Rémy diventerà per Vincent insopportabile: «qui l’ambiente comincia a pesarmi più di quanto possa esprimere: ho pazientato più di un anno, ho bisogno d’aria, mi sento oppresso dalla noia e dal dolore».

Ritratto di Vincent Willem Van Gogh (sinistra) e foto di Vincent Willem al Van Gogh Museum nel 1976 (destra)

Ma, in questo periodo tormentato in cui è ricoverato nell’ospedale psichiatrico di Saint-Rèmy, la nascita del nipotino infonde in Van Gogh un’improvvisa vitalità; l’artista decide di riversare la gioia per questa nuova vita in una tela, carica di dolcezza e speranza:

Ho iniziato subito una tela per il figlio di Theo, da appendere nella loro camera da letto, una tela azzurro cielo, sulla quale stagliano grandi fiori di mandorlo bianchi. Il ramo di mandorlo è, forse, il dipinto migliore che ho fatto, quello a cui ho lavorato con più pazienza e con più calma.

Ramo di mandorlo in fiore

Vincent inizia a dipingere un quadro da regalare al nipote che porta il suo nome: Ramo di mandorlo in fiore per Van Gogh non rappresenta tanto uno slancio di ottimismo, quanto un dono al fratello Theo ed al piccolo Vincent per ringraziarli dell’emozione che erano riusciti a trasmettergli; il quadro diventa in qualche modo una celebrazione della vita familiare, ritrovata grazie alla nascita del nipote, ed un augurio per quest’ultimo di un futuro felice e spensierato. 

Vincent Van Gogh, Ramo di mandorlo in fiore, 1890

Van Gogh sceglie come soggetto un ramo di mandorlo fiorito che annuncia l’imminente arrivo della primavera, metafora perfetta della nascita e di una nuova speranza; non è il primo ramo di mandorlo che il pittore immortala in una sua opera: già negli anni precedenti Van Gogh aveva realizzato alcuni quadri con un ramo posizionato all’interno di un bicchiere. Ma la tela realizzata per suo nipote è diversa, qualcosa di totalmente nuovo: i rami del mandorlo sembrano galleggiare delicatamente sul blu del cielo; l’albero ed i suoi fiori sono rappresentati con un primo piano, la tela ne mostra solo una porzione, in un’incredibile dimostrazione di quanto sostenuto da Eugène Delacroix: «Anche una parte di una cosa è in qualche modo un’entità completa in sé».

Il quadro è evidentemente influenzato dalle stampe giapponesi Ukiyo-e, che Van Gogh stava collezionando in questo periodo: oltre al taglio dell’immagine, l’influenza giapponese si nota nei contorni neri e marcati de rami, nell’assenza della prospettiva e nell’uso di colori particolarmente luminosi. La concomitanza tra questa attenzione verso le stampe Ukiyo-e e la nascita del piccolo Vincent ispirano un quadro unico nella produzione di Van Gogh, un inno alla vita, un attimo di felicità.